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Come il Lockdown cambia l’assetto assicurativo? Quali impatti sulle attività lavorative e imprenditorialità?

Analizziamo gli impatti della Pandemia per tipo di polizza: Quali impatti sulle attività lavorative e imprenditorialità?

Continuano gli appuntamenti settimanali con Giorgio Grasso, Senior Partner dello Studio Batini Traverso Grasso & Associati sugli impatti della Pandemia per analizzare gli impatti della Pandemia sui diversi tipi di Polizza; questa settimana analizziamo gli impatti sulle attività lavorative e imprenditorialità.

Il lockdown voluto dal Governo ha imposto chiusura e restrizioni allo svolgimento di attività professionali e imprese produttive, come gestire i danni subiti dal blocco generale delle attività?

Le aziende possono subire danni a causa di interruzioni di attività dovute al fermo della supply chain o "perdita di attrattività" a seguito della mancata presenza di turisti o viaggiatori.

Potenzialmente, a causa del fermo delle attività delle fabbriche in altri paesi (ed in primis in Cina), potrebbero verificarsi perdite finanziarie in molti settori, visto che nella supply chain globalizzata è più che ipotizzabile uno stop di molte attività. E il comparto assicurativo in linea di massima non copre questa eventualità alla "voce Property/Business Interruption" tradizionali, se non in casi specifici e con apposita estensione.

Tali coperture, poi, solitamente coprono solo i danni da interruzione di attività, conseguentemente le lesioni personali, come ad esempio l'infezione da coronavirus, non rientrerebbero dunque a stretto rigore nella copertura.

Già in un recente passato (penso ad esempio a quanto avvenuto a seguito di precedenti epidemie quali la SARS, l'Ebola o la Zika), le aziende hanno subito ingenti perdite finanziarie a causa di interruzioni di attività dovute al fermo della filiera di fornitura e distributiva. Lo stesso dicasi per il settore del turismo e dei viaggi. Ciò potrebbe comportare potenziali perdite per le compagnie di assicurazioni Property & Casualty.

Vanno fatte però delle debite premesse.

Solitamente la copertura per la perdita di profitti in caso di interruzione di attività d’impresa, viene fatta rientrare nel ramo property e, come tale, è connessa alla perdita fisica o al danneggiamento di beni che provochino detta interruzione. L’evento virus, e in generale l’esplosione di epidemie, dunque, non rientrerebbe nel trigger di polizza e le esclusioni nei termini di polizza possono rivelarsi un paracadute fondamentale per le compagnie.

Una potenziale esposizione a sinistri di minore entità potrebbe derivare dalle estensioni di garanzia che possono essere previste nelle polizze, per eventi non legati a danni materiali e diretti (cd. Non-Damage BI) come le malattie infettive (tuttavia solitamente connesse a dei sotto-limiti contenuti). Generalmente i danni derivanti da questa estensione risultano coperti solo qualora l'ubicazione assicurata venisse chiusa a causa di un'epidemia.

Va altresì aggiunto che alcune polizze assicurative per l'interruzione dell'attività possono prevedere un'estensione della copertura per "Ordini delle Autorità Civili" che neghino l'accesso ai locali assicurati. Tuttavia, sarà necessario prestare particolare attenzione ai termini di tale estensione, per determinare se certi avvertimenti e/o provvedimenti delle autorità rientrino nell’ambito della copertura: un lockdown generalizzato come quello attuale difficilmente era previsto nelle polizze (mentre tale estensione solitamente fa riferimento a ordini di chiusura ad personam). Occorrerà dunque un’attenta analisi delle clausole del contratto. È improbabile altresì che le misure precauzionali dell'assicurato, financo la chiusura senza un ordine dell'autorità civile, siano coperte dall’estensione.

 

Il blocco delle attività di impresa, comporterà un automatico rallentamento nel settore appalti. E le polizze cauzioni come si comporteranno?

Infine, c’è da aspettarsi un impatto anche per il ramo 15, laddove le garanzie fidejussorie sono poste a tutela dell’adempimento di obbligazioni contrattuali o di legge che, in questo momento, possono essere soggette a ritardi più o meno lunghi.

In un clima di urgenza, quale quello odierna, cui si accompagnano provvedimenti di chiusura di numerose attività “non essenziali”, si ritiene che non sia possibile escutere le fidejussioni ove i ritardi nell’adempimento dipendano (esclusivamente) dalla sospensione della circolazione di cose o persone per crisi da coronavirus. In caso di escussione, difatti, l’assicurato e la compagnia potranno eccepire l’impossibilità (temporanea) di adempimento legata a forza maggiore (se non addirittura l’impossibilità totale, laddove ne ricorrano i presupposti). Infatti, l’articolo 1256 C.C., al comma 2 dispone che “ … Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell'adempimento …”.

Si aggiunga che le committenze pubbliche stanno sospendendo i termini di adempimento al fine di non incorrere in comportamenti illogici od antigiuridici. In soccorso a tale atteggiamento, sovviene l’art. 107 del Codice dei Contratti (D. Lgs. n. 50/2016) il quale dispone che: “… In tutti i casi in cui ricorrano circostanze speciali che impediscono in via temporanea che i lavori procedano utilmente a regola d’arte, e che non siano prevedibili al momento della stipulazione del contratto, il direttore dei lavori può disporre la sospensione dell’esecuzione del contratto… 2. La sospensione può altresì essere disposta dal RUP per ragioni di necessità o di pubblico interesse …”. Ed appunto, l’emergenza italiana da Covid-19 - dichiarata con i DPCM del 08/03/2020 e del 11/03/2020 - rientra in tali previsioni di sospendibilità.

Infine, va ricordato come le associazioni dei costruttori italiani, stiano sostanzialmente consigliando ai propri aderenti comportamenti tesi a sollecitare le pubbliche amministrazioni a sospendere i termini di adempimento delle obbligazioni, onde evitare successivi contenziosi.

 

In merito a questi aspetti pubblichiamo un contenuto di Marco Buccigrossi, Digital Business Director di Verti Assicurazioni, per capire come le Compagnie assicurative stanno affrontando le nuove sfide poste dalla pandemia.

“L’endemico indice di sotto-assicurazione del nostro Paese è noto: abbiamo in Europa tra i livelli più bassi di penetrazione del fatturato Insurance sul PIL.

Questo non toglie che il mondo Insurance abbia il compito di risollevare questo indice, soprattutto in un momento così particolare.

Molte aziende lo hanno fatto rivendicando il loro ruolo sociale e restituendo alla Comunità una parte dei loro benefici, e anche Verti ha fatto la sua parte con una donazione alle strutture sanitarie per affrontare la fase 2 estremamente delicata, sia in termini di rientro alla normalità sia in termini di rafforzamento delle attività di prevenzione. Ma ciò non basta.

Il nostro settore ha bisogno di mettere in primo piano la Comunicazione, e quando parlo di Comunicazione parlo di un marketing e contenuti che vengano incontro ai bisogni di un’utenza sempre più esigente, al fine di “smantellare” lo scomodo luogo comune che associa il mondo assicurativo a qualcosa di statico, di “vecchio”, non al passo coi tempi. 

Comunicare  in modo diverso significa mettere al centro il nostro cliente, per comprenderne i nuovi bisogni e le aspettative.

Per questo secondo noi di Verti servono audacia nel disegnare nuovi prodotti e servizi che accompagnino le nuove esigenze dei clienti:

  • Indennizzi veloci che permettano a chi è in difficoltà di cominciare a rialzare la testa (come già successo nelle ahimè tante altre emergenze vissute dall’Italia);
  • Senso sociale autentico per ascoltare il cliente e metterlo realmente al centro delle nostre Strategie.

La natura digital di Verti ci ha permesso di affrontare questa situazione di emergenza globale con strumenti e best practises che avevamo già nel nostro bagaglio esperienziale.

Cito, per esempio, la video perizia, un servizio che abbiamo già da più di un anno e che, nella situazione contingente, ci ha permesso di gestire con efficienza tutte le richieste avendo come obiettivo principale quello di garantire la sicurezza dei nostri clienti e delle nostre persone.

Un altro esempio di servizio disegnato per venire incontro alle esigenze dei nostri utenti è  il nostro Social Customer Service, siamo stati la prima azienda nel settore a implementarlo, ma non solo questo. Il nostro obiettivo è semplificare la vita dei nostri utenti per questo abbiamo ideato una serie di tool e touchpoint, come la chatbot, che permettono di essere disponibili h24.

Il risultato di questi servizi è nei dati: secondo la pubblicazione annuale ANIA i nostri reclami sono diminuiti del 10% anno su anno, con una media di sette ogni mille clienti. E anche il net promoter score, l’indicatore di soddisfazione del cliente, ci proietta tra le migliori compagnie assicurative italiane.

Inoltre, le norme del decreto Cura Italia, che in Verti abbiamo applicato immediatamente, vanno in tal senso, ma le Assicurazioni devono muoversi indipendentemente, devono diventare protagoniste attive del cambiamento e mai come adesso vi è una grande opportunità per giocare questo ruolo sociale che è da sempre nel nostro DNA e mostrare come anche il settore Assicurativo può far rinascere questo Paese.

Anche rispetto a questo tema abbiamo cercato di anticipare i tempi attraverso una strategia comunicativa, unica nel settore, con uno stile fresco e innovativo che ci ha portato, nell’ultimo anno, ad aumentare la riconoscibilità del nostro marchio del 50% (secondo le ultime analisi di Nielsen) : il brand Verti viene percepito come innovativo e digitale.

Le sfide che ci attendono sono molte e per certi versi ardue: occorre coraggio e voglia di cambiamento.

E in questo nuovo percorso Verti, ancora una volta, sarà in prima linea con i suoi servizi digitali disegnati intorno al cliente.”

Marco Buccigrossi | Digital Business Director | Verti Assicurazioni