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Il futuro delle assicurazioni tra polizze on-demand e open insurance

Simone Ranucci Brandimarte, Socio Fondatore e Presidente dell’Italian Insurtech Association (IIA)

L'articolo è a cura di Simone Ranucci Brandimarte, Socio Fondatore e Presidente dell’Italian Insurtech Association (IIA), Partner dell'Italy Insurance Forum.

In Italia, la popolazione non raggiunta fino ad oggi dall’offerta assicurativa è molto estesa. Una quota rilevante è rappresentata dai millennials che non hanno dimestichezza con il mondo assicurativo, complice una bassa conoscenza dei prodotti di protezione, un linguaggio poco chiaro delle compagnie e, spesso, la paura di incappare in frodi.

Tuttavia, la crisi causata dal Coronavirus ha messo in luce una nuova tendenza che è destinata a far evolvere definitivamente il mercato assicurativo. Secondo una ricerca dell’Italian Insurtech Association (IIA) sulla relazione tra millenials e assicurazioni nel post-Covid. Prima del Coronavirus, infatti, solo il 22% degli over-23 aveva comprato un’assicurazione non RC Auto, mentre oggi oltre la metà di loro (53%) l’acquisterebbe. La pandemia ha modificato la percezione verso il comparto assicurativo per la maggior parte dei giovani (54%). Per le compagnie vi sono molte opportunità: per coglierle però è fondamentale sviluppare un’offerta semplice, intuitiva e digitale.

La pandemia, ampliando la domanda potenziale, ha dunque accelerato la propensione verso un’offerta assicurativa digitale. Parliamo delle c.d. polizze on-demand, ovvero acquistabili direttamente attraverso i canali digitali (es. internet, mobile e app) delle compagnie assicurative, di intermediari o di distributori, in modalità flessibile, agile ed in linea con le esigenze del consumatore digitale.

Secondo un recente studio dell’IIA, infatti, il 2020 è stato il primo vero anno in cui le polizze on-demand hanno iniziato a penetrare il mercato assicurativo italiano: si parla di 385.000 persone, pari all’1,2% della popolazione digitale. Sebbene si tratti di un numero ancora esiguo, specie se confrontato con le medie europee – Regno Unito e Centro Europa registrano, rispettivamente, il 6,1% e il 3,3% - quello che più conta sono le potenzialità di crescita: se nel 2020, rispetto all’anno precedente, l’aumento è stato del 250% in termini di transato e del 310% in termini di maggiore conoscenza dello strumento, al 2030 il loro grado di penetrazione del mercato è previsto essere pari al 15-20% della popolazione digitale. Si tratta di una crescita di oltre dieci volte nel giro di un decennio, trainata proprio dal consumatore digitale e dall’evoluzione dei bisogni di protezione.

Stando alla ricerca, l’11% della popolazione digitale italiana è consapevole dell’esistenza delle polizze on-demand. Tra coloro che le hanno acquistate nell’ultimo anno, la quasi totalità (97%) si è mostrata soddisfatta sia dell’esperienza di acquisto che del prodotto, nonché disponibile al riacquisto. Solo il 24% di coloro che hanno acquistato un prodotto assicurativo on-demand non aveva mai acquistato una polizza assicurativa, mentre quasi uno su tre (32%) ha utilizzato più di un prodotto on-demand nel corso del periodo in oggetto. Circa due terzi degli acquisti (65%) avviene in concomitanza con l’acquisto di un altro bene o servizio digitale. Interessanti anche i dati che riguardano il canale: il 60% ha affermato di aver acquistato tali polizze da un distributore non assicurativo (es. banca, utility, e-commerce), il 35% da un broker digitale e solo il 5% da una compagnia.

Proprio da questo ultimo dato emerge una tendenza, cioè un nuovo modo di “fare sistema”. Complice la il processo di digitalizzazione, le compagnie assicurative hanno iniziato a lavorare - soprattutto in ottica distributiva - insieme ad attori fino ad oggi completamente estranei al mondo insurance, ma a loro volta protagonisti in altri settori, da quello automobilistico alle utility.

Questo nuovo sistema, ribattezzato open insurance, potrebbe portare enormi vantaggi a tutta l’industria e ai suoi clienti. Lo sottolinea Accenture, per la quale il beneficio maggiore andrebbe agli early adopter, che potrebbero migliorare i flussi di ricavi, la relazione con i clienti, i modelli di business e la rilevanza nel mercato. Per la società di consulenza, inoltre, l’open insurance permetterebbe di “liberare il potenziale dell’ecosistema” e creare così valore condiviso da tutti.

Lo hanno capito in Europa Centro-Occidentale, dove il fenomeno è in grande ascesa. Stando ad uno studio dell’IIA, il 22% delle utility già oggi offre prodotti assicurativi alla propria clientela e l’85% si dichiara interessata ad offrirli nei prossimi 12-24 mesi. Non solo, anche l’11% delle principali piattaforme di e-commerce offre prodotti assicurativi alla propria clientela e il 42% è interessato ad offrirli nei prossimi uno-due anni.

 

Detto questo, l’open insurance deve fare ancora molta strada in Italia.

Gli stessi attori di settore dimostrano una certa mancanza di sensibilità verso il tema. Come evidenziato da una ricerca IIA – EFMA, sebbene a metà 2020 si contino quasi 80 canali distributivi per le assicurazioni digitali tra le grandi aziende, solo il 5% delle compagnie percepisce l’open insurance come una priorità distributiva, contro il 35% dell’Europa Occidentale; e solo il 15% ha una struttura dedicata all’innovazione dell’offerta (vs una media dell’80%).

E manca soprattutto la spinta regolamentare, quello che cioè la Psd2 ha rappresentato per l’open banking. Attualmente una normativa per l’open insurance non risulta nemmeno in uno stato embrionale e il processo di ideazione, e successiva integrazione, sarà presumibilmente lungo e difficoltoso.

Vi sono in particolare 5 trend che stanno modificando abitudini e bisogni di protezione dei consumatori digitali: multi e micro mobilità, salute (IoT e connected device), sharing economy, pet economy, sport & well being. Questi, come abbiamo visto, chiamano in gioco soggetti terzi con cui è necessario allearsi, in una logica win-win. Altrimenti i primi a perdere saranno gli attori troppo legati ad un modello d’offerta assicurativa tradizionale.